Tifosi atalantini a Dortmund: un’emozione indimenticabile

I due momenti più belli? Siamo nei minuti di recupero e l’Atalanta si avvia ad un pareggio storico dopo aver anche cullato l’idea di vincere. Incassa (da polli) il 3-2 grazie al gol di Batshauyi.

Il muro – angolo più che muro, visto come erano disposti i tifosi – nerazzurro intona “Alè Atalanta Alè… Alè Atalanta Alè” proprio come se il gol l’avesse segnato l’Atalanta.

Nemmeno mezzo minuto e arriva il triplice fischio. Fine delle ostilità. O meglio, fine al primo tempo delle ostilità perché c’è il ritorno a Reggio Emilia.

E il dopo il fischio finale i tifosi nerazzurri intonano a gran voce “Forza Ragazzi. Forza Ragazzi”.

Come se non bastasse oltre al danno (da una esaltante vittoria ad una cocente sconfitta) anche la beffa: costretti a rimanere fermi, inchiodati ai propri posti, per altri quindici minuti per lasciare defluire i tifosi del Borussia.

Nessuno può immaginare cosa significhi non poter andare via da un posto quando l’unica cosa che vorresti fare è andare proprio via da quel posto.

Proviamo a spiegarlo. Ha significato vedere i propri beniamini che abbandonano il campo, senza il solito scatto trionfale visto più volte al Mapei Stadium. Ma accompagnati da un applauso commovente.

Ha significato assistere alla tifoseria opposta che saluta la vittoria con tamburi, canti e bandiere gialle che fendono l’aria. Mentre, nello stesso istante, tu pieghi le tue e le riponi nello zaino. Quindici lunghissimi minuti, come uno scorrere lento dei granelli di sabbia in una clessidra.

Ma se sul campo ad avere la meglio sono stati i tedeschi, sugli spalti i tifosi nerazzurri non si sono lasciati ammutolire dai supporters del Borussia ma hanno sfoderato tutto il loro repertorio, riuscendo in una serata speciale e unica a tener testa al cosiddetto muro giallo.

E che fosse una serata speciale i tifosi nerazzurri lo hanno intuito quando hanno visto avvicinarsi sotto il loro settore, prima della partita, il presidente Percassi per salutarli. Tifoso ancor prima che presidente che avrà pensato ai quei cinquemila tifosi che si sono fatti mille chilometri per scrivere, dentro il campo e sugli spalti, la storia.

Commosso, in lacrime, di fronte ad una Curva Nord che lo ha ringraziato per due stagioni straordinarie.

Pochi dimenticheranno lo spettacolo offerto dall’angolo nerazzurro. Un tifo esemplare, mai sopra le righe se non per rispondere agli sfottò offensivi (cantati in italiano) dai tifosi gialloneri. Un tifo costante per tutti i novanta minuti.

Memorabile la “battaglia” dei tamburi, con un ritmo costante e regolare scandito da entrambe le tifoserie come se fosse il battito dei loro cuori. Interminabile (dieci minuti) il coro di “Ooooo” nerazzurro. Il muro giallo ha cantato, suonato, saltato ma non è riuscito a interrompere quel “Ooooo” di sottofondo perché, come dice il Gasp, “siamo ancora vivi”.

Perché al Signal Iduna Park c’erano tutti, proprio tutti, con i loro striscioni: chei de murnich, Palazzago, Albà, Villa d’Ogna, Casazza, Boltier, Chi de Tor, Ultras 1907 Nember, Ultras Seriat, etc. (ci scusino i gruppi che non citiamo per ragioni di spazio).

Emozioni uniche ed indimenticabili, per tutti quei tifosi che da trent’anni sognavano momenti così. Tifosi disposti in un’angolo. Senza mai finire all’angolo.

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Fonte: bergamonews

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